Caro Gesù bambino,
Sono passati ormai tanti anni dall’ultima volta che ti ho scritto. Quando frequentavo le scuole elementari si era soliti scrivere la “letterina di Natale” e in genere, quasi tutte, si concludevano chiedendo più pace nel mondo. Oggi le uniche letterine rimaste sono quelle dei programmi televisivi, ma io lo stesso ho deciso di rispolverare quella antica e sana abitudine. Quest’anno le cose non sono andate per il meglio, ma se non fosse stata per questa esperienza del mondo, oggi non sarei qui a scriverti.
La consapevolezza della tua stella ci porta a viaggi infiniti. Come i Re Magi, compare Baldassare, Melchiorre e Gaspare che da Oriente lasciarono le loro vesti da pagani e cambiarono destinazione al loro ritorno. Durante il viaggio non si facevano domande, ma proseguivano il cammino perché sentivano dentro di loro che nulla, da quel giorno, sarebbe stato più come prima.
Oggi guardo quel presepe di pastori antichi, figure rade che appartengono alla terra e nella terra depositano la loro ricca esistenza. C’è chi suona la zampogna, chi taglia la legna o suona il flauto sotto un ciuffo di felce e poi ancora chi come Aci porta in giro il suo gregge di pecore vicino al mare. Nel muschio la tua presenza respira e diventa luce.
Per questo Natale, caro Gesù bambino, vorrei chiederti tante cose, ma come quando scrivevo la letterina di Natale ciò che ti chiedo è un po’ più di pace nel mondo.
Complimenti … un pò di pace nel mondo è quello che serve!