Sulle Cesane tra gli anemoni in primavera

Saperti contesa tra due venti non può cambiare il corso delle cose. Guardo gli anenomi fiorire tra i cespi d’erba, davanti la ginestra spoglia dell’inverno, accanto la casa diroccata dove splende il prugnolo bianco. Sulla Cesana sconfinata ci avviamo insieme per lo stradino, il Furlo alto e distante parla ancora di noi due, ciò che eravamo prima.

Zefiro e Borea continuano la lotta per contenderti, ma l’anima scolpita tra i petali resiste e tu diventi luminosa come il vento che risveglia. Tra gli anemoni mi appare il tuo volto, la consapevolezza di chi sa di appartenere a un mondo, il getto degli ornelli in primavera, la tua presenza che rende colmi i vicoli, il nostro lungo abbraccio. I colori variano e tra il fucsia che si ripete come in una grande famiglia trovi il piccolo fiore bianco. Tu sei lì. Non senti più le distanze e ascolti i discorsi sulle ferle che ti attendono sopra il mare.

I ritorni sono come gli anemoni in primavera.

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Alessandro Puglia, Giornata mondiale della Poesia

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Maltempo, il ciclone mediterraneo flagella Catania

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L’Etna dietro un campanile

Il giorno del tuo funerale la chiesa di Sant’Alfio era piena. La gente cercava di farsi spazio tra le tre grandi porte che restavano aperte, benedette dai tre santi del paese di Trecastagni: Alfio, Filadelfio e Cirino. Restavano immobili, con le facce di gesso sospese e gli occhi senza pupille. Il grigio che sovrastava la facciata rifletteva anime impietrite dove c’era spazio solo per lacrime e volti increduli.  Oggi ritorno davanti a quella chiesa e dietro il campanile l’Etna, ingobbata tra il fumo sopra la desertica Valle del Bove e le case. Immacolata di neve e cosparsa di chiazze nere, mostra il suo ultimo vestito, si denuda in prossimità della primavera.

Quante eruzioni da quei crateri ancorati sopra il cielo, quanti sfoghi e timori inghiottiti sopra quei pianti di lava. Il colloquio tra me e il vulcano si riempie oggi di queste cose e, tra le fasce rossastre dove il sole si nasconde, aspetto di ritrovare quell’estate perduta. La sabbia era bianca come un manto di neve, lei si teneva le ginocchia tra le mani, io le scattavo quella foto che solo Dio sa se mai più rivedrò. Così lontano tra i ricordi che dividono mente e cuore, l’Etna mi conduce alla mia essenza. Guardo corpi feriti distesi sulla terra, con addosso un giubotto qualsiasi, gli passo accanto, senza mai calpestarli. Dal vulcano si sente un grido che non conosce ragioni. Ci sono i primi passi di tutte le infanzie, il padre che pulisce le mani sporche alla sua bambina, le vie e i percorsi di luce che l’uomo ha rifiutato.

Dietro il campanile l’Etna ci vuole ancora proteggere da tutti i mali, madre dell’infinito che non può essere sfidata. Tra le croci dei campanili la sua bocca svetta sontuosa e immacolata. E quando cade la sera, nel buio si riposa.

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In cammino con i Re Magi

Mantelli di luce

Chissà cosa si dissero i Re Magi al momento del loro incontro. La loro storia così magica e quotidiana ci interessa e ancora oggi prova un certo stupore. Secondo i vangeli venivano da Oriente. Si chiamavano Melkon, Gaspar e Balthasar e non si erano mai visti prima. Mai una parola, mai uno scambio di corrispondenze su cosa potesse essere quella stella che da tempo bussava ormai nei loro sogni e nel loro vivere.  S’incontrarono durante il cammino dopo essersi riparati tra i monti dopo una forte pioggia.  Fu subito una gran festa e si abbracciarono e si baciarono come se si conoscessero da chissà quanto tempo.

Adorazione dei Magi -Leonardo da Vinci

La luce della stella scandiva il loro viaggio, ne osservavono le sfumature, i disegni silvestri che si proiettavano sul cielo.  I passi erano colmi, condividevano insieme l’Idea, lo spirito di  sacrificio e l’aria di festa.  Parlavano lingue diverse, ma si capivano. Quando stanco Gaspar si chinò su un tronco d’albero Balthasar gli mise una mano sulla spalla e la stella riapparì di nuovo indicando quello che Luca chiama ”il segno dei segni”. La meta.

Oggi i Re Magi vivono nella nostra memoria. Non portano incenso e mirra, ma il significato dell’unione, il ricongiugimento con ciò che è solo in apparenza trascendente.  Inginocchiati davanti alla mangiatoia i loro mantelli sono  coperti di luce. E se questa volta danno le spalle al cielo poco importa.

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Lettera a Gesù bambino

Caro Gesù bambino,

Sono passati ormai tanti anni dall’ultima volta che ti ho scritto.  Quando frequentavo le scuole elementari si era soliti scrivere la “letterina di Natale” e in genere, quasi tutte, si concludevano chiedendo più pace nel mondo. Oggi le uniche letterine rimaste sono quelle dei programmi televisivi, ma io lo stesso ho deciso di rispolverare quella antica e sana abitudine. Quest’anno le cose non sono andate per il meglio, ma se non fosse stata per questa esperienza del mondo, oggi non sarei qui a scriverti.

La consapevolezza della tua stella ci porta a viaggi infiniti. Come i Re Magi, compare Baldassare, Melchiorre e Gaspare che da Oriente lasciarono le loro vesti da pagani e cambiarono destinazione al loro ritorno. Durante il viaggio non si facevano domande, ma proseguivano il cammino perché sentivano dentro di loro che nulla, da quel giorno, sarebbe stato più come prima.

Oggi guardo quel presepe di pastori antichi, figure rade che appartengono alla terra e nella terra depositano la loro ricca esistenza.  C’è chi suona la zampogna, chi taglia la legna o suona il flauto sotto un ciuffo di felce e poi ancora chi come Aci porta in giro il suo gregge di pecore vicino al mare.  Nel muschio la tua presenza respira e diventa luce.

Per questo Natale, caro Gesù bambino, vorrei chiederti tante cose, ma come quando scrivevo la letterina di Natale ciò che ti chiedo è un po’ più di pace nel mondo.

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Allagamenti e frane nel Messinese, esondazioni a Letojanni e Giardini Naxos

Detriti e sassi sul torrente fiumara a Letojanni

Allagamenti e frane nel Messinese.  I paesi maggiormente colpiti nella costa Jonica, da Fiumefreddo a Letojanni. Località balneari a pochi chilometri da Scaletta Zanclea e Giampilieri dove il 1 ottobre 2009 morirono 34 persone. Anche in queste zone il rischio idreogelogico è alto e i cittadini lamentano il mancato intervento di messa in sicurezza dei torrenti. A Letojanni i danni maggiori a causa dell’esondazione del torrente Leto che ha causato allagamenti in abitazioni, ristoranti e alberghi. A pochi metri da via Fiumara, il rischio di nuove esondazioni è probabile. Lo stesso a Giardini Naxos dove il torrente Santa Venera è esondato causando disagi tra i cittadini.

“Abbiamo tanta paura, perché nessuno vuole intervenire”. La signora Emilia Ranieri che a Letojanni gestisce un bar racconta com’era via Fiumara una volta: “Almeno c’era una strada, ora non c’è più nulla” ed esprime solidarietà per il frantoio del fratello, vicino al torrente. “Le olive sono importanti come tutto il resto e anche i miei fratelli hanno il diritto di poter star tranquilli”.

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